Tempo fa mi è stato regalato questo libro, l'ho cominciato a leggere come un qualsiasi libro sul 'fantastico', ma mi sono ricreduta già dalle prime pagine: è una specie di metafora dell'amore.
L'autore stesso nella presentazione del romanzo dice: "E' una favola nella quale ho cercato di immettere alcune allegorie e altrettante esplorazioni; è anche (o soprattutto) una storia d'amore dove L'AMORE addirittura diventa uno dei protagonisti in grado di interloquire con tutti fino al punto di condizionare le loro esistenze".
Ho voluto scrivere questo pensiero invece della trama perchè mi sembra che possa interessare ognuno di noi, e poi mi piace incuriosire e spingere alla ricerca personale.
giovedì 9 febbraio 2012
lunedì 6 febbraio 2012
Aliano di Matera
"Le stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria.
Parliamo un diverso linguaggio: la nostra lingua è qui incomprensibile.
I grandi viaggiatori non sono andati di là dai confini del proprio mondo; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male, della moralità e della redenzione.
Cristo è sceso nell'inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte del tempo e sigillarle nell'eternità.
Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso.
Cristo si è fermato a Eboli."
Carlo Levi
E' la prima volta che parlo di questo paese, Aliano dove sono nata e che sto riscoprendo, insieme a quella eredità genetica e spirituale che mi porto dentro; ho vaghi ricordi di quando da bambina andavo a trovare i nonni: ricordo la scena di me sulla schiena di un asino che apparteneva a mio nonno, l'unico animale in grado di aiutarlo nei campi a trasportare fascine di legna e quant'altro lungo i calanchi... e dopo molto tempo mi ritrovo a leggere questo romanzo che parla probabilmente anche dei miei nonni... forse mi è nata dentro l'esigenza di ricordare com'è scura quella terra e come erano intensi quegli odori e quei sapori che non ho più sentito, forse è grazie a un'amica che mi ha parlato di 'terra' e di 'origini' che voglio compiere questo viaggio, per trovare veramente me stessa.
domenica 5 febbraio 2012
Hokusai
Pheasant and Snake, 1833
Katsushika Hokusai (葛飾北斎; Edo, 23 settembre 1760 – 10 maggio 1849) è stato un pittore e incisore giapponese, per intenderci è l'autore della 'Grande Onda' e delle 'Cento vedute del Monte Fuji', lascia un testamento spirituale:
"Dall'età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e dai cinquant'anni pubblico spesso disegni, tra quel che ho raffigurato in questi settant'anni non c'è nulla degno di considerazione. A settantatré ho un po' intuito l'essenza della struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato."
Questo è un artista orientale che mi ha sempre affascinato per la sua figurazione, ha influenzato pittori occidentali come Monet e Van Gogh, mi piace di lui quella sua libertà artistica che esprimeva nel rigore di uno stile comunque ben classificato; nel suo concepire uno spazio alla maniera sia orientale che occidentale.
Credo che mi possa insegnare molto nell'attegiamento verso la realtà delle cose: per uno sguardo nuovo, ho letto di lui che usa la prospettiva non in modo scientifico ma artistico, ecco quello che intendo: non usare gli strumenti dell'arte in modo univoco, secondo termini consolidati e fissi, ma con spirito aperto a varie possibilità... e spero di non applicarlo solo all'arte ma anche nella mia vita.
Katsushika Hokusai (葛飾北斎; Edo, 23 settembre 1760 – 10 maggio 1849) è stato un pittore e incisore giapponese, per intenderci è l'autore della 'Grande Onda' e delle 'Cento vedute del Monte Fuji', lascia un testamento spirituale:
"Dall'età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e dai cinquant'anni pubblico spesso disegni, tra quel che ho raffigurato in questi settant'anni non c'è nulla degno di considerazione. A settantatré ho un po' intuito l'essenza della struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato."
Questo è un artista orientale che mi ha sempre affascinato per la sua figurazione, ha influenzato pittori occidentali come Monet e Van Gogh, mi piace di lui quella sua libertà artistica che esprimeva nel rigore di uno stile comunque ben classificato; nel suo concepire uno spazio alla maniera sia orientale che occidentale.
Credo che mi possa insegnare molto nell'attegiamento verso la realtà delle cose: per uno sguardo nuovo, ho letto di lui che usa la prospettiva non in modo scientifico ma artistico, ecco quello che intendo: non usare gli strumenti dell'arte in modo univoco, secondo termini consolidati e fissi, ma con spirito aperto a varie possibilità... e spero di non applicarlo solo all'arte ma anche nella mia vita.
venerdì 3 febbraio 2012
E' non è
Rosa Maiorano, 'La cuccagna' (punta secca)
E' una passione giocosa
un buon sentimento
uno sguardo e un pensiero
che non si riposa
E' la vita che accade
E' la cura del tempo
E' una grande possibilità
Non è una sfida
Non è una rivalsa
Non è la finzione di essere meglio
Non è la vittoria l'applauso del mondo
di ciò che succede il senso profondo
E' il filo di un aquilone
un equilibrio sottile
non è cosa ma è come
E' una questione di stile
non è di molti ne' pochi
ma solo di alcuni
E' una conquista una necessità
Non è per missione
ma nemmeno per gioco
Non è "che t'importa"
Non è "tanto è uguale"
Non è invecchiare cambiando canale
Non è un dovere dovere invecchiare
Sentire e fare attenzione
ubriacarsi d'amore
è una fissazione
è il mestiere che vivo
e l'inchiostro aggrappato
a questo foglio di carta
di esserne degno
è il mio tentativo
Niccolò Fabi
E' una passione giocosa
un buon sentimento
uno sguardo e un pensiero
che non si riposa
E' la vita che accade
E' la cura del tempo
E' una grande possibilità
Non è una sfida
Non è una rivalsa
Non è la finzione di essere meglio
Non è la vittoria l'applauso del mondo
di ciò che succede il senso profondo
E' il filo di un aquilone
un equilibrio sottile
non è cosa ma è come
E' una questione di stile
non è di molti ne' pochi
ma solo di alcuni
E' una conquista una necessità
Non è per missione
ma nemmeno per gioco
Non è "che t'importa"
Non è "tanto è uguale"
Non è invecchiare cambiando canale
Non è un dovere dovere invecchiare
Sentire e fare attenzione
ubriacarsi d'amore
è una fissazione
è il mestiere che vivo
e l'inchiostro aggrappato
a questo foglio di carta
di esserne degno
è il mio tentativo
Niccolò Fabi
martedì 31 gennaio 2012
Deformazione
J. Ensor, Maschere, 1892
Rosa Maiorano, 'Deformazione' (pastello su carta)
L'incontro sulla Psicologia del Ritratto Ferito tenuto dal nostro amico dott. Claudio Verri mi ha fatto collegare una mia immagine a pastello fatta diversi anni fa, con l'opera di J.Ensor e volevo presentarla anche qui, per invitare a una riflessione sull'influenza del 'contesto urbano' sulla nostra identità.
Ensor rappresenta una folla di 'maschere caricaturali' intorno a lui che comunque non ne è immune, infatti indossa una sorta di costume carnevalesco, per dichiarare l'ipocrisia ossessiva e il grottesco che notava nella società in cui viveva; io avevo intitolato questo pastello 'Personaggi in scatola' che poi è diventato 'Deformazione', a sottolineare come ognuno di noi cerchi visibilità come modo per esprimere se stesso, consapevolmente o no, e quanto questo tentativo ci deformi pian piano fino a diventare una 'maschera' di noi stessi...
Rosa Maiorano, 'Deformazione' (pastello su carta)
L'incontro sulla Psicologia del Ritratto Ferito tenuto dal nostro amico dott. Claudio Verri mi ha fatto collegare una mia immagine a pastello fatta diversi anni fa, con l'opera di J.Ensor e volevo presentarla anche qui, per invitare a una riflessione sull'influenza del 'contesto urbano' sulla nostra identità.
Ensor rappresenta una folla di 'maschere caricaturali' intorno a lui che comunque non ne è immune, infatti indossa una sorta di costume carnevalesco, per dichiarare l'ipocrisia ossessiva e il grottesco che notava nella società in cui viveva; io avevo intitolato questo pastello 'Personaggi in scatola' che poi è diventato 'Deformazione', a sottolineare come ognuno di noi cerchi visibilità come modo per esprimere se stesso, consapevolmente o no, e quanto questo tentativo ci deformi pian piano fino a diventare una 'maschera' di noi stessi...
domenica 29 gennaio 2012
Incantatrice del Pacifico
Questa splendida illustrazione è di Tony DiTerlizzi, del 'Libro dei Segreti' sul ciclo di Spiderwick, che vi consiglio di leggere se amate il genere di letteratura fantastica.
Avevo bisogno di tirarmi un po' su di morale dopo una esperienza deludente, e mi è venuto in mente questo bravissimo artista, in effetti avevo molta voglia di sognare e di sperare che l'arte proponga ancora la possibilità di far vivere mondi alternativi e liberi... così lancio anche una proposta a chi leggerà questo post: mandatemi immagini dei vostri mondi, disegnati e non, così potremo condividere un sogno più grande tutti insieme :)
Avevo bisogno di tirarmi un po' su di morale dopo una esperienza deludente, e mi è venuto in mente questo bravissimo artista, in effetti avevo molta voglia di sognare e di sperare che l'arte proponga ancora la possibilità di far vivere mondi alternativi e liberi... così lancio anche una proposta a chi leggerà questo post: mandatemi immagini dei vostri mondi, disegnati e non, così potremo condividere un sogno più grande tutti insieme :)
venerdì 27 gennaio 2012
Mostre da non perdere
BAGNACAVALLO (Ra). Se ipsum. L'autoritratto nell'incisione da Rembrandt a De Chirico, da Goya agli artisti contemporanei; dal 3 Dicembre al 19 Febbraio 2012.
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